Bambini in età prescolare
Col crescere cresce anche rapidamente la consapevolezza del viaggio e della vacanza come posto nuovo da esplorare. Un bambino non potrà certamente apprezzare una città d’arte o un tramonto suggestivo, ma la vacanza gli da l’opportunità di soddisfare le esigenze sociali (creando nuovi rapporti) ed esplorative (conoscendo luoghi nuovi e facendo nuove esperienze).
L’esigenza del rigido rispetto dei sui “orari” progressivamente si attenua ma – ancora – una vacanza non deve stravolgergli le normali abitudini. E’ comunque sempre bene tener presente che la capacità di sopportare la stanchezza è, nei bambini, molto ridotta rispetto ad un adolescente o un adulto. I “capricci” sono la manifestazione più evidente di questo disagio.
Bambini in età scolare
L’età scolare segna un passaggio molto significativo – dal punto di vista psicologico – per un bambino, perché la suddivisione del suo tempo inizia ad assumere caratteristiche di tipo “adulto”. La vacanza inizia quindi a rappresentare, anche per lui, l’interruzione dal suo “lavoro”. E’ quindi importante che le vacanze non si trasformino,per loro,in un sovraccarico di impegni, sia pure ti tipo ludico. I bambini hanno bisogno di “tempi di riposo” in cui non abbiano niente da fare, perché questi contribuiscono al consolidamento dei processi di apprendimento e ad una migliore organizzazione mentale.
Lo sport in vacanza deve essere praticato con una intensità e un carico confrontabili con quelli di tutto l’anno. Eccedere (magari perché si ha più tempo libero) può essere controproducente.
La visita di luoghi e città inizia ad essere percepita in modo più adulto. Meglio, però, se i luoghi visitati possano avere un attinenza con riferimenti a lui noti (qualcosa studiata a scuola, qualcosa di cui si è parlato in casa…).